L’Accademia della crusca definisce il “Catcalling” come “la molestia sessuale, prevalentemente verbale, che avviene in strada”. In origine, invece, il termine indicava il lamento notturno dei gatti, un verso che nel Settecento veniva imitato dal pubblico in teatro per criticare gli attori sgraditi.

Il fenomeno del “Catcalling”, o molestie in strada, è tornato alla ribalta in questi giorni in relazione alle stories su instagram di Aurora Ramazzotti.

La figlia del più celebre Eros e di Michelle Hunziker, oggetto di molestie verbali mentre faceva attività fisica, ha lanciato infatti un j’accuse vero e proprio su instagram diretto agli uomini che si arrogano il diritto di molestare/importunare/offendere una donna per strada.

Nemmeno a dirlo, si è aperta una voragine di stupidità e fraintendimenti, tra uomini che hanno minimizzato la questione, arrivando persino ad additarla di non essere così bella da ricevere complimenti, e donne -le peggiori a mio avviso- che l’hanno accusata di gonfiare la situazione per ottenere pubblicità gratuita.

Premettendo che il peso delle parole che ci sono destinate ha una valutazione molto soggettiva (ciò che per me rappresenta una molestia può essere percepito da un’altra donna come complimento), è innegabile, credo, non si tratti di complimenti fini a se stessi per i quali nessuno si scandalizzerebbe, ma veri e propri atti lesivi della dignità personale.

A coloro che ci accusano del fatto che una strombazzata di clacson o un fischio mentre facciamo jogging al parco non hanno mai fatto male a nessuna, direi che sottovalutano e alla grande la portata del problema.

Lo sconfinamento tra semplice abbordaggio e molestia che sconfina nel reato penale è molto labile ahimè, anche perché non esistono norme precise che disciplinano i disagi arrecati alle donne da uomini impertinenti, tuttavia non si può più fare finta che non esista un problema culturale alla base: la donna è vista come puro oggetto a connotazione sessuale. Semplice.

Finché saremo costrette a cambiare le nostre abitudini di vita (pensiamo ad esempio al fatto che per non incontrare l’inopportuno di turno scegliamo di cambiare strada, o anche la scelta di cambiare orario dei mezzi pubblici per evitare di incrociare lo sguardo insistente di colui che ci ha adocchiate e fatte oggetto di attenzione) non si può considerare il catcalling un fenomeno da prendere alla leggera.

Chi di noi almeno una volta nella vita non si è sentita oggetto di attenzioni indesiderate?. Non credo esista donna che possa affermare il contrario.

Anzi, sarebbe anche bello poter dire che il tutto si riduce a semplici fischi e apprezzamenti da bar, ma non è così. Si è arrivati addirittura ai palpeggiamenti messi in atto sui mezzi pubblici.

Il tutto posto in essere con l’innegabile e miserevole tentativo di sminuire la donna al fine di farla sentire inferiore e di marcare una differenza di genere fondata sulla forza fisica e sulla possessività.

Il nocciolo della questione è che finché si minimizzerà il problema molte donne dovranno continuare a “vedersela da sole”.

E già… Prendendo dunque in prestito il famoso intercalare del compianto Antonio Lubrano “La domanda sorge spontanea”, a voi uomini chiedo: fareste gli “splendidi” anche in presenza di mariti o di familiari di sesso maschile?.

Riposta che ovviamente conosciamo tutti.

 

By Valeria Eboli

 

 


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