Il ritratto di Dorian Gray diventa spettacolo: Federica Luna Vincenti protagonista della nuova sfida teatrale
Federica Luna Vincenti è Dorian Gray nel nuovo adattamento di Giancarlo Nicoletti, uno spettacolo tra immagini, musica, luci e linguaggi contemporanei.
Federica Luna Vincenti è Dorian Gray nel nuovo spettacolo di Giancarlo Nicoletti, con Alessio Vassallo
Un classico della letteratura europea, un nuovo volto per Dorian Gray e una scena trasformata in un luogo di immagini, suoni e visioni. È il cuore del nuovo adattamento teatrale di Il ritratto di Dorian Gray, scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti, che porta nel presente l’opera di Oscar Wilde affidando il ruolo del protagonista a Federica Luna Vincenti.
Accanto a lei c’è Alessio Vassallo, interprete di Lord Henry Wotton, mentre Giulio Forges Davanzati veste i panni di Basil Hallward. Completano il cast Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole.
Il risultato annunciato è uno spettacolo nel quale la storia di Dorian Gray incontra un linguaggio teatrale contemporaneo, fatto di proiezioni, telecamere, immagini frammentate, musica e luce.
Un Dorian Gray lontano dalla semplice rilettura
La nuova produzione non punta a ricostruire semplicemente la Londra vittoriana nella quale è ambientato il romanzo di Wilde.
L’adattamento di Giancarlo Nicoletti sceglie invece di portare la vicenda in una dimensione contemporanea, nella quale il mondo del salotto dialoga con quello del club e il ritratto si confronta con lo schermo.
Anche il diario cambia forma e può diventare una registrazione. La confessione si avvicina alla sorveglianza.
Il linguaggio scenico diventa così parte integrante della narrazione e permette al pubblico di guardare la vicenda di Dorian attraverso una prospettiva diversa.
Federica Luna Vincenti al centro della scena
La protagonista assoluta è Federica Luna Vincenti, chiamata a interpretare Dorian Gray.
La scelta rappresenta una delle caratteristiche più originali dell’adattamento. Il cambio di genere non viene utilizzato soltanto per modificare il volto del personaggio, ma per accentuare il tema dello sguardo sul corpo e sulla bellezza.
Dorian è infatti un personaggio osservato continuamente.
La sua bellezza genera desiderio, ammirazione e aspettative. Ma proprio ciò che lo rende apparentemente privilegiato diventa progressivamente una forma di prigionia.
Il pubblico viene così accompagnato dentro la parabola di un personaggio che sembra possedere tutto, ma che finisce per perdere il controllo della propria identità.
Alessio Vassallo dà voce alla seduzione di Lord Henry
Alessio Vassallo interpreta Lord Henry Wotton, il personaggio che più di ogni altro contribuisce a indirizzare il destino di Dorian.
Ironico, brillante e manipolatorio, Henry presenta la giovinezza e il piacere come valori assoluti.
Le sue parole diventano una tentazione continua.
Nel nuovo adattamento, il suo modo di parlare assume una dimensione particolarmente contemporanea: l’aforisma diventa slogan, mentre la provocazione può trasformarsi in una vera regola di comportamento.
Dorian ascolta Lord Henry e progressivamente interiorizza quella filosofia.
Il rapporto tra i due personaggi diventa quindi uno dei principali motori drammatici dello spettacolo.
Giulio Forges Davanzati è Basil Hallward
A completare il nucleo centrale della storia c’è Giulio Forges Davanzati, che interpreta Basil Hallward.
È lui il pittore che realizza il ritratto destinato a cambiare per sempre l’esistenza di Dorian.
Basil guarda il giovane attraverso l’arte e ne coglie la bellezza come qualcosa di irripetibile.
Ma il quadro che nasce da quello sguardo finisce per assumere una funzione diversa.
Diventa il custode delle colpe, del tempo e della corruzione.
Il ritratto smette quindi di essere soltanto un’opera d’arte e diventa una presenza drammaturgica fondamentale.
Quando il quadro diventa un sistema di visione
Uno degli elementi più interessanti della messinscena riguarda proprio il modo in cui viene trattato il ritratto.
Nel progetto di Nicoletti, il quadro diventa un sistema di visione.
Telecamere, proiezioni, immagini frammentate e cornici luminose contribuiscono alla costruzione di uno spazio scenico nel quale l’immagine viene continuamente riprodotta e trasformata.
Il pubblico non si limita a osservare Dorian.
È immerso in un ambiente nel quale la visione diventa parte della storia.
Guardare significa anche essere osservati.
Il ritratto, in questa prospettiva, acquista una nuova forza teatrale: conserva ciò che il protagonista cerca di nascondere e restituisce progressivamente una verità che non può essere cancellata.
Musica e luci per raccontare l’inquietudine
La dimensione visiva viene accompagnata da un importante lavoro sonoro.
Le musiche sono firmate da Umberto Iervolino, mentre il disegno luci è di Giuseppe Filipponio.
Musica e luce contribuiscono a scandire il percorso di Dorian, accompagnandolo tra momenti di ebbrezza e improvvise zone d’inquietudine.
La scena può così cambiare atmosfera senza necessariamente modificare il racconto.
Un’immagine, un suono, un’ombra o una proiezione possono diventare parte della psicologia dello spettacolo.
Le scene e i costumi
A costruire l’universo visivo di questa nuova versione sono anche le scene di Emanuele Salamanca e i costumi di Nicoletta Ercole, realizzati in collaborazione con Alessandra Carta.
Il lavoro scenografico si inserisce nella scelta generale di evitare una ricostruzione puramente storica.
L’obiettivo è creare un ambiente capace di attraversare epoche e linguaggi, mettendo in comunicazione il mondo di Wilde con quello contemporaneo.
La scena diventa quindi uno spazio ibrido, nel quale l’eleganza del classico incontra la tecnologia dell’immagine.
Un cast che diventa anche coro
La presenza di Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole amplia ulteriormente il dispositivo scenico.
Gli interpreti-performer possono diventare società, coro, coscienza e memoria collettiva.
Non sono soltanto personaggi che accompagnano Dorian.
Sono anche gli occhi attraverso i quali la sua storia viene osservata.
I loro corpi amplificano l’azione, la contraddicono e ne restituiscono le tensioni.
In questo modo il protagonista rimane costantemente inserito dentro una collettività dalla quale cerca, apparentemente, di liberarsi.
Dorian Gray, tra desiderio e ossessione
La parabola del protagonista continua a ruotare attorno a un desiderio impossibile: restare giovane per sempre.
Dorian non vuole che il tempo segni il suo corpo.
Vorrebbe conservare intatta la propria bellezza mentre le conseguenze delle sue azioni vengono trasferite altrove.
Ma quello che appare come un privilegio diventa presto una condanna.
Il ritratto raccoglie ogni trasformazione che Dorian rifiuta di vedere.
Più il protagonista cerca di mantenere intatta la propria immagine, più il quadro rivela ciò che si nasconde dietro quella perfezione.
Un classico pensato per il pubblico di oggi
La forza del nuovo adattamento risiede proprio nella possibilità di riconoscere nel personaggio di Wilde alcune delle contraddizioni del presente.
La ricerca della perfezione, la necessità di essere visibili, il desiderio di controllare la propria immagine e la distanza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo sono temi che appartengono alla contemporaneità.
Il Dorian di Nicoletti non vive soltanto dentro una storia fantastica.
Vive dentro una società che guarda, giudica e conserva immagini.
Per questo il suo ritratto continua a parlare.
Una produzione tra grandi realtà teatrali
Il ritratto di Dorian Gray è prodotto da Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo.
La produzione esecutiva è curata da Daniela Piccolo, mentre l’organizzazione generale è affidata a Valentina Taddei. Responsabile di produzione è Antonella Lepore.
Un progetto nel quale la drammaturgia incontra una squadra artistica articolata e costruisce una rilettura del classico di Wilde attraverso il lavoro coordinato di attori, regista, scenografo, costumista, musicista e light designer.
Una nuova immagine per un mito senza tempo
Dorian Gray torna dunque sulla scena con un volto nuovo, ma con le domande fondamentali del personaggio di sempre.
Che cosa siamo disposti a perdere per conservare la nostra bellezza? Quanto può diventare potente lo sguardo degli altri? E cosa accade quando l’immagine che mostriamo al mondo prende il posto della nostra identità?
Sono interrogativi che appartengono alla storia di Wilde, ma anche al presente.
E proprio per questo il ritratto continua a vivere: perché cambia volto, cambia linguaggio, cambia scena, ma non smette di riflettere ciò che siamo.
photo credit Gianmarco Chieregato
Federica Luna Vincenti è Dorian Gray nel nuovo adattamento di Giancarlo Nicoletti, uno spettacolo tra immagini, musica, luci e linguaggi contemporanei.
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