Diamante, sette giorni di cultura e diritti: successo per la III edizione della rassegna dedicata alle donne
Grande successo a Diamante per la III edizione di 7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani, una settimana tra cultura, diritti, legalità e turismo.
Pubblico alla III edizione di 7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani a Diamante
Una settimana di cinema, teatro, musica, incontri e testimonianze ha trasformato Diamante in un luogo di confronto sui grandi temi dei diritti umani. Si è conclusa con un bilancio positivo la III edizione di “7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani”, la rassegna che dal 26 agosto all’1 settembre ha portato nella cittadina calabrese storie, esperienze e linguaggi artistici dedicati alla memoria, alla legalità, all’inclusione e alla lotta contro la violenza.
La manifestazione, spin-off del Mediterraneo Festival Corto, è stata organizzata dal CineCircolo Maurizio Grande, con il patrocinio del Comune di Diamante e il sostegno di Calabria Film Commission e Amnesty International Italia.
Un appuntamento che ha saputo coinvolgere il pubblico e confermare la vocazione culturale di Diamante anche nella parte finale della stagione estiva.
Cultura e territorio, un binomio che funziona
La III edizione di “7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani” ha costruito il proprio programma attraverso una pluralità di linguaggi.
Cinema, teatro, musica e incontri hanno permesso di affrontare argomenti differenti ma legati da un unico filo conduttore: la difesa della dignità e dei diritti delle persone.
Un programma capace di alternare testimonianze personali, vicende di cronaca e storia, problematiche sociali e momenti di spettacolo.
La partecipazione del pubblico ha confermato l’interesse per una proposta culturale che non si limita all’intrattenimento, ma punta a stimolare domande e riflessioni.
Per il direttore artistico del CineCircolo Maurizio Grande, Francesco Presta, il risultato assume anche un significato turistico.
«Un bilancio molto positivo – ha dichiarato – che dimostra come la cultura può essere vettore turistico anche sul finire di stagione estiva».
Lea Garofalo, il simbolo della III edizione
Come nelle precedenti edizioni, la rassegna ha dedicato il proprio omaggio a una donna calabrese che si è battuta per i diritti e per l’equità di genere.
Quest’anno la scelta è caduta su Lea Garofalo, testimone di giustizia e vittima della ’ndrangheta.
La sua storia è stata raccontata sabato 29 agosto dalla sorella Marisa Garofalo, protagonista di un talk moderato dalla giornalista Maria Francesca Amodeo, con la partecipazione del direttore artistico Francesco Presta.
Un incontro particolarmente intenso, durante il quale Marisa ha ripercorso la vita, il coraggio e la dignità della sorella.
«Da oggi Lea vive anche a Diamante», ha affermato.
Lea aveva deciso di lasciare il compagno Carlo Cosco, boss della ’ndrangheta, dopo aver scoperto la sua attività criminale. Nonostante le difficoltà economiche, non aveva mai accettato i suoi soldi.
Era quindi entrata nel programma di protezione testimoni. Le sue dichiarazioni alle forze dell’ordine, però, inizialmente non avevano trovato riscontro.
Per questo era rimasta nel programma come collaboratrice e non come testimone, una situazione che avrebbe sofferto per tutta la vita, fino alla decisione di lasciare volontariamente il programma.
La denuncia di Marisa: «Un omicidio di mafia ma anche un femminicidio»
Il racconto della sorella di Lea ha portato al centro del dibattito anche il ruolo delle istituzioni.
Marisa Garofalo ha definito l’uccisione della sorella «un omicidio di mafia ma anche un femminicidio e un omicidio di Stato».
Parole che hanno trovato un’ulteriore chiave di lettura nell’intervento del consigliere regionale Antonio De Caprio, segretario della Commissione regionale anti-’ndrangheta.
De Caprio ha sottolineato come lo Stato debba assumersi le proprie responsabilità quando non riesce a proteggere i cittadini.
Ai saluti istituzionali è intervenuto l’assessore al Turismo del Comune di Diamante Francesco Bartalotta, che ha annunciato l’intenzione di invitare in futuro Marisa Garofalo nelle scuole della città.
L’obiettivo è portare la testimonianza sulla vita di Lea direttamente alle studentesse e agli studenti, trasformando la memoria in uno strumento di educazione alla legalità.
“Ensemble”, l’accoglienza raccontata senza stereotipi
La rassegna si era aperta il 26 agosto con il docufilm “Ensemble”, firmato da Manuel Cundari ed Eugenio Piluso.
Il documentario racconta la vita quotidiana, i sogni e le speranze dei giovani ospiti de “La Casa di Abou Diabo”, centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di Acri, in provincia di Cosenza.
La struttura è gestita dall’Associazione LiberAccoglienza ETS.
Nel talk moderato dalla giornalista Francesca Magurno, il regista Manuel Cundari e Angelo Sposato, operatore per l’integrazione del centro, hanno raccontato l’esperienza positiva della struttura.
I giovani ospiti sono coinvolti in percorsi di apprendimento e lavorativi e molti di loro hanno scelto di rimanere a vivere proprio nel borgo calabrese.
Un’esperienza che ha offerto al pubblico una prospettiva concreta sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione.
Alberto Paolini, la poesia come forma di libertà
Giovedì 27 agosto è stata la volta della storia di Alberto Paolini, raccontata dalla giornalista Anna Maria De Luca.
Paolini trascorse 42 anni nel manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma senza ricevere mai una diagnosi.
Orfano troppo presto nell’immediato dopoguerra, Alberto era un ragazzo timido e introverso.
Nel manicomio aveva trovato nella poesia una forma di evasione e un modo per continuare a esprimere la propria interiorità.
Le sue parole sono state raccolte nel libro “Avevo solo le mie tasche”, che ancora oggi consente di testimoniare e divulgare la sua storia.
Al talk, moderato dalla giornalista Caterina Bruno, hanno partecipato Patricia Ciummelli e Sonia Montalbini, amiche di Alberto e volontarie di Radio Senza Muri, realtà nata per dare voce alle persone con malattie psichiatriche.
Il dottor Clemente Tucci, psicologo clinico, ha inoltre richiamato l’attenzione sul benessere psicologico delle nuove generazioni, sempre più precario.
Giovanni Losardo, il cinema riaccende il tema della legalità
Il 28 agosto il programma ha proposto il docufilm “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?” di Giulia Zanfino.
La pellicola ha permesso di riaprire una riflessione su una vicenda giudiziaria che non ha portato ad alcuna condanna definitiva.
Giovanni “Giannino” Losardo era assessore del Comune di Cetraro, politico del P.C.I. e segretario giudiziario della Procura di Paola.
In punto di morte aveva pronunciato una frase rimasta impressa nella memoria collettiva: «tutta Cetraro sa chi mi ha sparato».
La sua storia è diventata occasione per parlare di legalità, impegno politico e responsabilità civile.
Il talk, moderato dal giornalista Saverio Di Giorno, ha visto la partecipazione della regista Giulia Zanfino, del magistrato Eugenio Facciolla e del sindaco di Diamante Achille Ordine.
Dal cinema al teatro con “Il Grigio”
Domenica 30 agosto il pubblico ha incontrato il teatro attraverso “Il Grigio”, adattamento del testo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.
A interpretarlo è stato Saverio Di Giorno, accompagnato dalle musiche di Rocco Capalbo alla chitarra e Francesco Casella alla fisarmonica.
Un’interpretazione intensa che ha coinvolto il pubblico grazie al ritmo incalzante della prosa di Gaber e Luporini.
Il teatro si è così inserito naturalmente nel percorso della rassegna, contribuendo ad ampliare la proposta culturale.
Il jazz porta a Diamante il messaggio dell’inclusione
Lunedì 31 agosto la musica ha preso il sopravvento con Lorenzo Iorio alla chitarra e Andrea Paternostro al sax.
Una serata dedicata al jazz, ma anche ai valori che questa musica può esprimere: superamento del razzismo, inclusione sociale e dialogo.
L’appuntamento è stato organizzato in collaborazione con il Peperoncino Jazz Festival.
Nel corso della serata il direttore artistico Sergio Gimigliano ha annunciato una tre giorni, dal 6 all’8 settembre, dedicata proprio alle donne del jazz presso il Monastero di Minimi di Cirella di Diamante.
Un ulteriore appuntamento destinato a prolungare la presenza della musica e della cultura sul territorio.
“Visioni dal Mondo”, il finale affidato ai cortometraggi
A chiudere la rassegna è stata la serata “Visioni dal Mondo”, dedicata ai cortometraggi premiati nelle precedenti edizioni del Mediterraneo Festival Corto.
Le opere proiettate hanno portato sullo schermo alcune delle questioni più complesse della contemporaneità.
Dalla violenza di genere alle traversate dei migranti, passando per la situazione nelle carceri, il cinema ha offerto prospettive diverse su realtà che spesso restano ai margini dell’attenzione pubblica.
Una conclusione coerente con la filosofia della rassegna, che ha utilizzato le immagini e le storie come strumenti per favorire consapevolezza e confronto.
Le compagnie teatrali del territorio protagoniste a Diamante
All’interno della settimana hanno trovato spazio anche le compagnie teatrali che collaborano con il CineCircolo Maurizio Grande nell’ambito della rassegna del Festival del Teatro Amatoriale.
Sono intervenute la compagnia Biancaluna di Verbicaro e l’associazione Dafne di Cirella.
Le due realtà hanno aperto rispettivamente le serate di sabato e domenica, portando sul palcoscenico anche la vivacità del tessuto culturale locale.
Un elemento importante per una manifestazione che punta a creare un collegamento sempre più forte tra gli appuntamenti culturali e il territorio che li ospita.
Diamante conferma la forza della cultura fuori stagione
La conclusione della III edizione di “7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani” consegna a Diamante un bilancio positivo in termini di pubblico, partecipazione e coinvolgimento.
La rassegna ha dimostrato che una proposta culturale costruita intorno a temi importanti può diventare anche uno strumento di valorizzazione turistica.
La presenza di artisti, giornalisti, registi, magistrati, rappresentanti delle istituzioni, operatori sociali e testimoni ha trasformato per una settimana Diamante in uno spazio di confronto.
Ma il risultato più significativo è forse nella capacità di mettere insieme cultura e responsabilità civile.
Il cinema ha raccontato le migrazioni, la legalità e la violenza. Il teatro ha offerto nuove chiavi di lettura. La musica ha parlato di inclusione. Le testimonianze hanno dato un volto concreto alle battaglie per i diritti.
E la storia di Lea Garofalo ha ricordato quanto sia importante continuare a custodire la memoria.
Il successo della III edizione conferma quindi una formula nella quale la cultura diventa contemporaneamente strumento di conoscenza, occasione di partecipazione e motore per il territorio.
Come ha sottolineato Francesco Presta, può essere anche un vero vettore turistico, capace di mantenere viva l’attenzione su una destinazione anche quando la stagione estiva si avvia alla conclusione.
Photo credits: Katia Grosso
Grande successo a Diamante per la III edizione di 7 Giorni con le Donne per i Diritti Umani, una settimana tra cultura, diritti, legalità e turismo.
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