Faito Doc Festival 2026, il cinema diventa motore di promozione del Monte Faito e del territorio

Il Faito Doc Festival 2026 conferma il Monte Faito come destinazione internazionale dove cinema, cultura, natura e partecipazione valorizzano il territorio attraverso documentari, incontri, arte e attività condivise.

Panorama del Monte Faito durante il Faito Doc Festival 2026 con pubblico e attività culturali

Panorama del Monte Faito durante il Faito Doc Festival 2026 con pubblico e attività culturali

Documentari, natura, arte e cultura si incontrano in una manifestazione che valorizza il patrimonio paesaggistico e umano di Vico Equense, trasformando il Monte Faito in una destinazione internazionale.

Non è stato soltanto un festival cinematografico, ma un vero progetto di valorizzazione del territorio. La diciannovesima edizione del Faito Doc Festival, andata in scena dal 18 al 26 luglio, ha confermato come il cinema possa diventare uno straordinario strumento di promozione culturale, turistica e sociale, facendo del Monte Faito una meta internazionale capace di attrarre autori, professionisti e pubblico da numerosi Paesi.

Per nove giorni il cuore verde della Penisola Sorrentina ha ospitato oltre cinquanta documentari provenienti da più di venti nazioni, offrendo un programma che ha saputo fondere cultura, ambiente, partecipazione e scoperta del territorio.

Il Monte Faito protagonista della scena internazionale

L’edizione 2026 è stata costruita attorno al tema della “Comunità”, un concetto che ha trovato piena espressione proprio nel rapporto tra il festival e il territorio.

Le proiezioni, gli incontri con gli autori, i laboratori, le esposizioni artistiche e le iniziative all’aria aperta hanno trasformato il Monte Faito in un luogo dove cinema e paesaggio hanno dialogato continuamente, offrendo ai visitatori un’esperienza che è andata ben oltre la semplice visione dei documentari.

Il festival ha dimostrato come un evento culturale possa contribuire concretamente alla promozione delle eccellenze naturalistiche e identitarie della Campania.

Un programma che racconta il mondo

La selezione ufficiale ha proposto oltre cinquanta documentari provenienti da più di venti Paesi, affrontando temi di grande rilevanza internazionale come guerre, migrazioni, diritti umani, ambiente, memoria storica, inclusione e resistenza.

Accanto alle produzioni straniere hanno trovato spazio anche importanti opere italiane dedicate alla maternità, al teatro civile, all’inclusione sociale e ai processi di rigenerazione culturale delle periferie.

La presenza di registi, produttori e protagonisti in quasi la metà delle proiezioni ha trasformato ogni appuntamento in un momento di confronto diretto con il pubblico.

Il palmarès della XIX edizione

Sul piano artistico il festival ha premiato le opere che maggiormente hanno saputo interpretare il linguaggio del cinema documentario contemporaneo.

Il Grand Prix della Giuria Internazionale dei Magnifici è stato assegnato a “Al Oeste, en Zapata”, mentre il Premio Ottica Sacco è andato a “Blue Heart”.

Il premio per il miglior cortometraggio è stato conquistato da “As the Crow Flies”, vincitore anche del riconoscimento attribuito dalla Giuria Giovani.

Le menzioni speciali della giuria internazionale sono state assegnate a “Sea Graves” e “Les Recommencements”.

La Giuria Giovani ha premiato “Rashid, l’enfant de Sinjar” come miglior lungometraggio, attribuendo una menzione speciale a “#SainteJulie”, mentre “Al Basateen” ha ricevuto la menzione speciale tra i cortometraggi.

Il Premio del Pubblico è stato assegnato a “Mamá” per i lungometraggi e a “No veía los colores” per i cortometraggi.

Tra i riconoscimenti speciali figurano il Premio Il Camino a “Rien ne dort”, con menzione speciale per “Buda”, e il Premio Doc Camp, attribuito a “Confession”.

Alla cerimonia conclusiva hanno partecipato anche il sindaco di Vico Equense Giuseppe Aiello e il vicesindaco Annalisa Donnarumma.

Il festival investe nella formazione

Oltre alla programmazione cinematografica, il Faito Doc Festival continua a rappresentare un punto di riferimento per la crescita professionale dei nuovi autori.

Il V Pitching Faito Doc – “Ali per la Creazione”, organizzato con SABAM, SCAM e ZaLab con il patrocinio della SIAE, ha consentito a sei documentaristi di sviluppare i propri progetti con il supporto di professionisti internazionali.

Di particolare interesse anche l’incontro dedicato agli operatori del settore con Noël Magis, direttore di screen.brussels, incentrato sulle opportunità internazionali per il cinema documentario.

Famiglie, arte e inclusione

Il festival ha dedicato spazio anche alle famiglie attraverso Docs for Kids, alle proiezioni di cinema muto accompagnate dalla musica dal vivo e alle attività realizzate insieme al Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino.

La scenografia collettiva “Una Comunità in Cartapesta” ha rappresentato uno dei simboli dell’edizione, raccontando attraverso l’arte il valore dell’inclusione e della partecipazione.

Il programma è stato arricchito dalle mostre di Salvatore De Stefano, Thérèse Di Campo, Alessia Capasso, Franco Massa, Sophie Veys, Max Hermosillo, Dom Cuomo e Nayla Martinez, oltre agli incontri con associazioni impegnate nel sociale come SOS Mediterranee, Spartak Napoli, Oltre il Guscio e Una e Centomila.

Il Faito Doc Camp e la scoperta del territorio

Tra gli elementi distintivi della manifestazione si conferma il Faito Doc Camp, luogo di incontro tra artisti, studenti, volontari e spettatori.

Laboratori, yoga, meditazione, momenti di confronto e attività condivise hanno favorito la nascita di nuove relazioni, contribuendo a creare una vera comunità temporanea attorno alla Casa del Cinema.

Il calendario si è completato con passeggiate naturalistiche, concerti ed eventi diffusi che hanno accompagnato il pubblico fino all’ultima giornata, conclusa con la camminata dal Monte Faito a Pimonte tra musica e valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del territorio.

Un finale che ha sintetizzato perfettamente la filosofia del festival: raccontare il mondo attraverso il documentario e, allo stesso tempo, promuovere le ricchezze culturali, paesaggistiche e umane del territorio che lo ospita.

Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro: “Il senso della comunità continuerà oltre il festival”

I direttori artistici Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro tracciano il bilancio di un’edizione che ha consolidato il ruolo del Faito Doc Festival come luogo di incontro internazionale.

«Ogni edizione del Faito Doc Festival ci ricorda che il documentario non è soltanto uno strumento di racconto, ma un luogo di incontro. In questi giorni il Monte Faito è diventato uno spazio condiviso in cui autori, spettatori, artisti, studenti e cittadini hanno costruito una comunità attraverso il cinema, il dialogo, le mostre e le tante esperienze che hanno animato il festival.

È questa la nostra idea di cultura: creare connessioni, favorire l’ascolto, dare voce a storie capaci di superare confini geografici e culturali. Siamo profondamente grati a tutti coloro che hanno reso possibile questa edizione, dagli ospiti ai volontari, dai partner al pubblico che, con la sua partecipazione, ha confermato come esista un bisogno autentico di luoghi in cui confrontarsi e crescere insieme. Il Faito Doc Festival si conclude, ma il senso di questa comunità continua a vivere nelle relazioni nate in questi nove giorni e nelle immagini che porteremo con noi.»


Il Faito Doc Festival 2026 conferma il Monte Faito come destinazione internazionale dove cinema, cultura, natura e partecipazione valorizzano il territorio attraverso documentari, incontri, arte e attività condivise.


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