I Segreti del Sottosuolo: Come la Gravità Terrestre ci Aiuta a Prevedere i Cambiamenti Geologici

Un innovativo studio INGV dimostra come il monitoraggio della gravità terrestre, tramite gravimetri FG5 e dati satellitari, permetta di distinguere le variazioni di acqua sotterranea dai movimenti della crosta nell’Appennino Centrale, migliorando la comprensione delle interazioni tra idrologia e sismicità locale.

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Un nuovo studio dell’INGV rivela che le piccole variazioni della gravità terrestre aprono scenari inediti per il monitoraggio idrogeologico e sismico in Appennino.

Cos’è il monitoraggio gravimetrico e perché cambia le regole del gioco

Gli scienziati studiano da tempo la Terra con reti sismiche, dati GNSS e radar satellitari. Tuttavia, nelle aree geologicamente complesse come l’Appennino Centrale, i segnali possono confondersi. Diventa quindi difficile distinguere i movimenti della crosta terrestre dalle semplici variazioni delle risorse idriche sotterranee.

A questo punto entra in gioco il monitoraggio gravimetrico ripetuto nel tempo. Una recente ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), pubblicata su Remote Sensing, dimostra che misurare le micro-variazioni della gravità terrestre permette di svelare cosa accade sotto i nostri piedi. Poiché la forza di gravità dipende direttamente dalla massa sottostante, ogni spostamento d’acqua nel terreno modifica l’accelerazione di gravità in modo misurabile.

La tecnologia FG5 e la mappa dell’acqua in Italia Centrale

Per raccogliere dati di altissima precisione, il team di ricerca ha utilizzato gravimetri assoluti trasportabili FG5. Gli esperti hanno condotto sei campagne di misura su una rete di quattro stazioni chiave: L’Aquila, Popoli, Sant’Angelo Romano e Terni, posizionate tra Lazio, Umbria e Abruzzo.

Nel corso delle rilevazioni, gli scienziati hanno registrato una netta diminuzione della gravità in tre dei siti monitorati. Questo fenomeno ha interessato in modo particolare l’area di L’Aquila tra il 2018 e il 2020. Di conseguenza, i dati hanno svelato una significativa perdita di acqua nel sottosuolo in quel biennio, causata principalmente da fattori climatici e cicli idrologici regionali.

Dallo spazio alla terra: l’efficacia dell’approccio multidisciplinare

I ricercatori non si sono fermati alle misurazioni al suolo. Al contrario, hanno integrato i dati gravimetrici e i livelli delle falde acquifere con le osservazioni spaziali della missione satellitare GRACE-FO e i radar Sentinel-1 (InSAR).

Grazie all’interferometria radar, il team ha escluso la presenza di sollevamenti o abbassamenti significativi del terreno. Di conseguenza, il confronto con i modelli climatici ha confermato che il calo della gravità derivava proprio da un progressivo prosciugamento del suolo, perfettamente coerente con la diminuzione delle piogge nella regione.

Geologia locale e sismicità: il caso di L’Aquila

Un altro dato fondamentale riguarda l’impatto della geologia locale sulla gravità. Nel sito dell’Aquila, infatti, la gravità è scesa più del previsto. Questo suggerisce che la conformazione del bacino e la dinamica dei fluidi sotterranei abbiano amplificato la risposta locale.

Inoltre, il team ha osservato una coincidenza affascinante: durante il periodo di massimo deficit idrico, l’attività sismica nell’aquilano ha subito una contemporanea riduzione. Questo legame apre nuove strade per comprendere come l’acqua influenzi i movimenti delle fessure terrestri. Di conseguenza, la gravimetria assoluta si conferma uno strumento straordinario per proteggere il territorio e comprendere i segreti più profondi del nostro pianeta.


Un innovativo studio INGV dimostra come il monitoraggio della gravità terrestre, tramite gravimetri FG5 e dati satellitari, permetta di distinguere le variazioni di acqua sotterranea dai movimenti della crosta nell’Appennino Centrale, migliorando la comprensione delle interazioni tra idrologia e sismicità locale.


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