Campagna, biodiversità e comunità: il territorio campano guarda al futuro attraverso la tutela dei semi e delle produzioni locali
A Campagna biodiversità agricola, semi tradizionali e produzioni locali al centro dell’incontro Aspettando Terra Madre, tra Slow Food, ricerca e gastronomia.
Biodiversità agricola in Campania, incontro Aspettando Terra Madre all’Azienda Agricola Aita
All’Azienda Agricola Aita un confronto tra agricoltura, ricerca, cultura e gastronomia in vista di Terra Madre
La tutela della biodiversità agricola passa dalla capacità di mettere in rete territori, produttori, ricercatori, associazioni e comunità. È il principio emerso dall’incontro “Biodiversità, Cibo e Comunità – Aspettando Terra Madre”, ospitato presso l’Azienda Agricola Aita, in località Vallegrini a Campagna.
L’appuntamento è stato promosso in sinergia con la rete Slow Food Campania e con diverse realtà associative territoriali, con l’obiettivo di creare un momento di confronto sulla ricchezza agronomica della Campania e sulla necessità di proteggerne le produzioni tradizionali.
Una giornata articolata tra interventi tecnici, testimonianze, laboratori, degustazioni, mercato e scambio di semi, nella quale la biodiversità è stata affrontata come patrimonio agricolo ma anche come elemento culturale e sociale.
Un patrimonio che appartiene alle comunità
L’iniziativa è stata introdotta e moderata da Vito Aita, che ha accompagnato il confronto dedicato alla valorizzazione delle tipicità locali.
Il tema della biodiversità è stato affrontato partendo da una considerazione fondamentale: le varietà agricole tradizionali non rappresentano soltanto risorse produttive, ma costituiscono una parte dell’identità dei territori.
La loro conservazione richiede quindi un impegno collettivo che coinvolga chi coltiva, chi studia, chi cucina, chi comunica e soprattutto chi consuma.
È proprio nella relazione tra queste diverse componenti che si sviluppa una comunità capace di riconoscere il valore delle proprie produzioni e di mantenerle vive.
Il ruolo della rete Slow Food Campania
All’incontro ha partecipato la rete Slow Food Campania, protagonista di numerose attività dedicate alla tutela e alla valorizzazione delle produzioni locali.
Vito Trotta, già Consigliere Nazionale Slow Food, ha illustrato l’importanza dei Presìdi Slow Food, soffermandosi sulla capacità di questi percorsi di restituire valore a prodotti che rischiavano di rimanere marginali.
Tra gli esempi ricordati quello della papaccella napoletana, un ortaggio che in passato veniva considerato di scarso valore e commercializzato a costi irrisori.
Il percorso di tutela promosso dalla rete Slow Food ha contribuito a trasformare la percezione del prodotto, portandolo verso una nuova valorizzazione e facendone un prodotto di pregio.
La tutela può diventare sviluppo per il territorio
La storia della papaccella napoletana rappresenta un esempio significativo di come la tutela della biodiversità possa avere effetti che vanno oltre la semplice conservazione di una varietà agricola.
Quando un prodotto tradizionale viene riconosciuto, raccontato e valorizzato, può acquisire nuova forza sul mercato e contribuire a sostenere il lavoro dei produttori.
Da qui l’esigenza, evidenziata nel corso dell’incontro, di evitare che le produzioni dei Presìdi rimangano confinate a un consumo ristretto.
Vincenzo Aita, già assessore regionale all’Agricoltura, ha sottolineato proprio la necessità di rendere i prodotti dei Presìdi il più possibile accessibili al pubblico, evitando di relegarli a una produzione esclusivamente di nicchia.
Vincenzo Aita ricorda Carlo Petrini
Nel suo intervento, Vincenzo Aita ha ricordato anche il primo incontro con Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.
Petrini arrivò in Campania dal Piemonte come volontario in occasione del terremoto del 1980.
Il ricordo si è inserito nella celebrazione dei 40 anni dalla nascita di Slow Food, offrendo l’occasione per ripercorrere una visione nella quale il cibo viene considerato un importante strumento di relazione e coesione sociale.
Il ricordo di Petrini ha assunto un significato ancora più forte in vista dell’edizione di Terra Madre di quest’anno, che, come ha evidenziato Danilo Gorga, vicepresidente regionale di Slow Food, sarà il primo appuntamento senza la sua presenza.
Il Vallo di Diano e l’importanza del lavoro sul territorio
Il ruolo delle comunità locali è stato approfondito anche da Rosanna Raimondo, responsabile regionale della comunicazione di Slow Food Campania.
Raimondo ha condiviso l’esperienza maturata attraverso il lavoro con i produttori del Vallo di Diano, mostrando quanto la costruzione di relazioni territoriali sia importante per promuovere e valorizzare le produzioni agricole.
La comunicazione diventa in questo contesto un elemento strategico: raccontare i prodotti significa far conoscere non soltanto ciò che arriva sulle tavole, ma anche le persone, le aziende e le comunità che ne garantiscono la continuità.
Biodiversità e responsabilità ambientale
Il confronto ha allargato lo sguardo anche al rapporto tra biodiversità, cultura e ambiente.
Padre Rosario Giannattasio, dei Missionari Saveriani di Salerno, ha richiamato le riflessioni dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, sottolineando la dimensione culturale della biodiversità.
La tutela delle risorse naturali e agricole diventa così parte di una responsabilità più ampia, che coinvolge le comunità nel rapporto con il territorio e con l’ambiente.
Conservare una varietà agricola significa anche conservare una parte della memoria di un luogo e delle persone che lo hanno abitato e coltivato.
La ricerca scientifica al fianco degli agricoltori
Un contributo tecnico è arrivato dal Prof. Massimo Zaccardelli, dirigente di ricerca CREA e docente UNISA.
Il suo intervento è stato dedicato al Tea Compost, con particolare attenzione alla sua efficacia nella protezione dei funghi delle piante.
La presenza di un contributo scientifico ha consentito di affrontare il tema della biodiversità anche attraverso il rapporto tra ricerca e agricoltura.
Il programma ha previsto inoltre un laboratorio pratico sul Tea Compost, trasformando il momento teorico in un’occasione di approfondimento operativo.
La collaborazione tra mondo della ricerca e realtà agricole rappresenta infatti un elemento importante per individuare pratiche capaci di rispondere alle esigenze delle colture e, contemporaneamente, alle sfide della sostenibilità.
Il Tavolo della Biodiversità: conservare il futuro attraverso i semi
Uno dei momenti più significativi della manifestazione è stato il Tavolo della Biodiversità, dedicato allo scambio dei semi tradizionali.
Il tema assume una particolare importanza perché la conservazione dei semi rappresenta una delle basi della tutela delle varietà agricole locali.
Ogni seme custodisce infatti una possibilità produttiva, ma anche una storia e una conoscenza. Lo scambio permette di mantenere in circolazione queste varietà e di favorirne la continuità.
Il Tavolo della Biodiversità ha quindi rappresentato un momento concreto di partecipazione e condivisione, collegando il patrimonio agricolo del passato alle prospettive future.
Il Mercato della Terra valorizza i produttori campani
Il rapporto diretto con le comunità è stato rafforzato dalla presenza del Mercato della Terra, con produttori provenienti dal territorio campano.
L’iniziativa ha offerto uno spazio di incontro tra agricoltori e pubblico, consentendo di conoscere direttamente le produzioni e le realtà che lavorano per mantenerle vive.
Il mercato ha rappresentato una componente importante dell’evento perché ha portato il tema della biodiversità fuori dal confronto teorico, trasformandolo in una relazione concreta tra produttori e consumatori.
Dalla biodiversità alla tavola con Cristina De Vita
Il legame tra agricoltura e gastronomia è stato protagonista del Laboratorio del Gusto “Il gusto della biodiversità”, curato dalla chef Cristina De Vita, dell’Alleanza Cuochi Slow Food, insieme a Luciana Ponticelli e Cumpanatico Sud.
La degustazione ha proposto una selezione di legumi in purezza, permettendo di conoscere alcune delle varietà che caratterizzano il patrimonio agricolo campano.
Tra i protagonisti:
- ceci decorticati, Cicchetti;
- pisello centogiorni, Matrone;
- fagiolo dente di morto, Egizio;
- fagiolo dall’occhio dell’Alto Sele, Lullo;
- maracucciata, Mazzeo.
Una varietà di produzioni che testimonia la ricchezza del patrimonio agricolo regionale e il ruolo della cucina nel renderlo conoscibile.
L’Arca del Gusto raccontata attraverso i prodotti
Il laboratorio ha proposto anche prodotti dell’Arca del Gusto e dei Presìdi Slow Food, serviti su pane.
Tra questi il Carciofo Bianco di Pertosa, di Raimondo, la Papaccella napoletana grigliata o sott’olio, di Egizio, la confettura di Albicocche Crisommole del Vesuvio, di Romano, e il paté di torzella.
La scelta dei prodotti ha permesso di costruire un percorso gastronomico capace di attraversare diversi territori della Campania e di mettere in evidenza le specificità delle produzioni locali.
Grani antichi e fagioli muso nero per la degustazione finale
La conclusione della manifestazione ha riportato al centro il rapporto tra biodiversità agricola e cucina.
La chef Cristina De Vita ha preparato la pasta di grani antichi dell’azienda Cicchetti, abbinandola ai fagioli muso nero di Oliveto Citra.
Una preparazione che ha riunito in un unico piatto due elementi rappresentativi del patrimonio agricolo tradizionale: i grani antichi e una varietà di fagiolo legata al territorio.
La degustazione finale ha così completato il percorso iniziato con gli interventi e proseguito attraverso il mercato, lo scambio dei semi e il Laboratorio del Gusto.
Campagna, un territorio al centro del dialogo sulla biodiversità
L’incontro “Biodiversità, Cibo e Comunità – Aspettando Terra Madre” ha trasformato l’Azienda Agricola Aita in un luogo di confronto tra competenze e sensibilità differenti.
Agricoltori, associazioni, rappresentanti di Slow Food, ricercatori, cuochi e cittadini hanno condiviso esperienze e conoscenze, mettendo in evidenza la necessità di mantenere vivo il rapporto tra produzioni agricole e comunità.
La biodiversità, emersa nel corso della giornata, non è quindi un patrimonio distante dalla vita quotidiana. È presente nei semi custoditi dai produttori, nei legumi coltivati nei territori, nei grani antichi, negli ortaggi tradizionali e nei prodotti che arrivano sulle tavole.
Una rete per custodire il patrimonio agricolo campano
L’esperienza di Campagna conferma l’importanza di costruire una rete capace di collegare agricoltura, ricerca, cultura e gastronomia.
La tutela delle varietà locali richiede infatti continuità e partecipazione: servono produttori che continuino a coltivarle, consumatori disposti a conoscerle e acquistarle, ricercatori impegnati a studiare nuove pratiche e realtà associative capaci di promuoverle.
In questo quadro, iniziative come “Aspettando Terra Madre” assumono un valore che va oltre la singola manifestazione.
Sono occasioni per rafforzare la consapevolezza sul patrimonio agricolo campano e per ricordare che la biodiversità può rappresentare anche una risorsa per lo sviluppo sostenibile dei territori.
Il futuro della biodiversità passa dalla partecipazione
Dalla giornata organizzata all’Azienda Agricola Aita arriva dunque un messaggio rivolto al futuro: proteggere la biodiversità significa permettere alle comunità di continuare a riconoscersi nei propri prodotti e nelle proprie tradizioni.
Dai semi tradizionali ai Presìdi Slow Food, dai produttori del territorio alla ricerca scientifica, fino alla cucina, ogni elemento contribuisce a costruire una filiera della conoscenza e della valorizzazione.
Campagna ha così offerto uno spazio nel quale il patrimonio agricolo campano è stato raccontato non come semplice eredità del passato, ma come una risorsa da preservare e rendere protagonista del futuro.
A Campagna biodiversità agricola, semi tradizionali e produzioni locali al centro dell’incontro Aspettando Terra Madre, tra Slow Food, ricerca e gastronomia.
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