Faito Doc Festival 2026, quando il cinema diventa comunità: nove giorni di inclusione, partecipazione e dialogo sul Monte Faito

Il Faito Doc Festival 2026 dedica la sua diciannovesima edizione al tema della comunità, trasformando il Monte Faito in uno spazio di inclusione, dialogo, arte, cinema e partecipazione condivisa.

Faito Doc Festival 2026 comunità inclusione sociale Monte Faito laboratori associazioni cinema documentario

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La diciannovesima edizione sceglie la comunità come filo conduttore di un programma che unisce documentari, associazioni, giovani, famiglie e arte partecipata

In un’epoca segnata da conflitti, polarizzazione sociale, disinformazione e crescente isolamento, il Faito Doc Festival sceglie di porre al centro una parola tanto semplice quanto rivoluzionaria: comunità.

È questo il tema che guiderà la 19ª edizione, in programma dal 18 al 26 luglio 2026, trasformando il Monte Faito in un luogo dove il cinema documentario diventa occasione di incontro, ascolto reciproco e costruzione di relazioni.

Per nove giorni il Festival proporrà oltre cinquanta documentari provenienti da più di venti Paesi, ma soprattutto offrirà un’esperienza collettiva capace di coinvolgere cittadini, associazioni, giovani, famiglie, artisti e professionisti in un percorso condiviso di riflessione sul presente.

Un festival che parte da una domanda

«Siamo ancora capaci di fare comunità?»

È da questo interrogativo che prende forma l’intero programma del Faito Doc Festival 2026.

Fondato nel 2007 da Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro, il Festival sceglie di affrontare una delle questioni più urgenti del nostro tempo: ricostruire legami in una società sempre più frammentata.

Il documentario diventa così il linguaggio attraverso cui conoscere realtà lontane, comprendere culture differenti e ritrovare una dimensione collettiva fatta di ascolto e confronto.

I documentari raccontano persone prima ancora che storie

Le opere selezionate affrontano temi che attraversano il nostro tempo: guerre, migrazioni, memoria, diritti umani, salute mentale, maternità, periferie urbane e inclusione sociale.

Tra i lungometraggi internazionali spicca Rashid, l’enfant de Sinjar di Jasna Krajinovic, dedicato a un giovane yazida sopravvissuto all’ISIS, mentre Dans Leur Monde di Isabelle Rey esplora il delicato universo della memoria e dell’anzianità.

Con L’Ancre, Jen Debauche, attraverso la presenza di Charlotte Rampling, racconta una comunità terapeutica dove le relazioni umane diventano sostegno contro la solitudine.

Dal Senegal arriva invece Liti Liti di Mamadou Khouma Gueye, riflessione sul rapporto tra identità, memoria e trasformazioni urbane.

Anche la competizione dei cortometraggi amplia questa riflessione con opere provenienti da Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina che affrontano migrazioni, diritti e resistenza civile attraverso storie personali capaci di parlare a tutti.

L’Italia raccontata attraverso solidarietà e partecipazione

Grande spazio sarà riservato anche al cinema documentario italiano.

Con Tempo di Attesa, Claudia Brignone racconta la maternità come esperienza che nessuna donna dovrebbe affrontare da sola.

Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza di Erika Rossi mostra invece come il teatro possa diventare uno strumento concreto di emancipazione, abbattendo stereotipi e valorizzando le differenze.

In Napoli Felix, Alessia Maturi e Maria Reitano raccontano l’esperienza di Felice Pignataro e della moglie, protagonisti di un lungo percorso di rigenerazione culturale nella periferia napoletana attraverso arte, educazione e partecipazione civile.

Quando il pubblico diventa protagonista

Il Faito Doc Festival non considera il pubblico un semplice spettatore.

Quasi la metà delle proiezioni sarà infatti accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti dei documentari, favorendo un dialogo diretto con chi ha realizzato le opere.

Ogni film diventa così il punto di partenza per un confronto aperto, nel quale esperienze diverse possono incontrarsi e generare nuove riflessioni.

Cinque giurie, un’unica idea di partecipazione

La filosofia partecipativa del Festival trova espressione anche nel sistema di valutazione delle opere.

Accanto alla Giuria Internazionale dei Magnifici, composta da professionisti del cinema provenienti da diversi Paesi, saranno presenti la Giuria Internazionale Giovani e tre giurie popolari.

Ne faranno parte i residenti del Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, i partecipanti del Faito Doc Camp e i giovani dell’Associazione Il Melograno APS – Circolo Legambiente Penisola Sorrentina, chiamati a valutare la competizione nazionale.

Una scelta che restituisce valore alla pluralità degli sguardi e rende la partecipazione parte integrante del Festival.

L’inclusione passa anche dall’arte

Il tema della comunità prende forma anche attraverso numerosi laboratori artistici.

Particolarmente significativo sarà quello dedicato alla realizzazione della scenografia “Una Comunità in Cartapesta”, curato da Anna Pallotta insieme ai partecipanti del Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino.

Il progetto unisce creatività, inclusione e collaborazione, dimostrando come l’arte possa diventare uno strumento concreto di partecipazione sociale.

Accanto ai laboratori tornerà Docs for Kids, la rassegna pensata per bambini e famiglie, insieme agli appuntamenti dedicati al Cinema muto in musica, ampliando ulteriormente il coinvolgimento di pubblici differenti.

Le associazioni al centro del confronto

Il Faito Doc Festival dedica ampio spazio anche al mondo del volontariato e dell’impegno civile.

Tra gli incontri in programma figurano quelli con SOS Mediterraneo, Spartak Napoli, Oltre il Guscio e Una e centomila, associazioni impegnate quotidianamente sui temi dell’accoglienza, dell’inclusione e della lotta contro il femminicidio.

La presenza di queste realtà trasforma il Festival in una piattaforma di confronto tra cinema, cittadinanza attiva e partecipazione sociale.

Una comunità che vive insieme per nove giorni

Il senso più profondo del Festival si ritrova anche negli spazi condivisi.

La Casa del Cinema, immersa nel bosco, rappresenta il cuore delle proiezioni e degli incontri, mentre il Faito Doc Camp, realizzato con l’associazione Gli Amici della Filangieri, ospita artisti, studenti, volontari e spettatori che condividono non soltanto gli eventi, ma anche momenti di vita quotidiana.

Yoga, meditazione con Annamaria De Gennaro e Bernard Stevens, passeggiate naturalistiche, concerti e performance contribuiscono a costruire un’esperienza collettiva nella quale il tempo della manifestazione coincide con quello della convivenza.

Il Festival si concluderà con una camminata dal Monte Faito a Pimonte, accompagnata dalle specialità gastronomiche locali e da un concerto dei musicisti pimontesi, suggellando simbolicamente il legame tra cultura, territorio e comunità.

Più di un festival: un laboratorio di relazioni umane

La diciannovesima edizione del Faito Doc Festival conferma come il cinema documentario possa essere molto più di una forma di espressione artistica.

Sul Monte Faito, per nove giorni, il documentario diventa un linguaggio condiviso capace di creare connessioni tra generazioni, culture, esperienze e sensibilità diverse.

In un tempo in cui prevalgono spesso distanza e frammentazione, il Festival propone un modello fondato sull’incontro, sull’ascolto e sulla partecipazione, trasformando una rassegna cinematografica in una vera esperienza di comunità.

È proprio questa la sua forza: dimostrare che il cinema può ancora essere uno spazio dove le persone si riconoscono, dialogano e immaginano insieme nuove possibilità di futuro.


Il Faito Doc Festival 2026 dedica la sua diciannovesima edizione al tema della comunità, trasformando il Monte Faito in uno spazio di inclusione, dialogo, arte, cinema e partecipazione condivisa.


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