Violenza digitale di genere: la psicologa Antonella Cortese lancia l’allarme sulla nuova ferita invisibile

La psicologa Antonella Cortese spiega perché la violenza digitale di genere modifica l’identità emotiva delle vittime. Dal convegno emerge la necessità di prevenzione nelle scuole, educazione al rispetto e collaborazione tra istituzioni per fermare gli abusi online.

Antonella Cortese denuncia la crisi del sistema penitenziario italiano

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La violenza non passa più solo dalle mani. Oggi attraversa gli schermi, entra nelle case e si radica nella mente delle vittime. È questo il messaggio centrale emerso dal convegno sulla violenza online organizzato dalla psicologa Antonella Cortese presso la Sala Mechelli del Consiglio Regionale del Lazio.

L’incontro, dedicato alla prevenzione e alla formazione sul tema della violenza di genere digitale, ha registrato una partecipazione straordinaria di istituzioni, operatori sanitari, forze dell’ordine e associazioni impegnate nella tutela delle vittime.

La violenza online cambia l’identità della vittima

Secondo Cortese, l’errore più grande è considerare gli abusi digitali meno gravi di quelli fisici.

“La violenza digitale non ferisce solo lo schermo, ma riscrive l’identità emotiva della vittima”

Gli effetti psicologici sono profondi:

  • alterazione della percezione di sé
  • perdita del senso di sicurezza
  • isolamento sociale
  • vergogna e senso di colpa
  • sfiducia nelle relazioni

La violenza digitale agisce senza confini e senza orari: arriva nei telefoni, nelle chat e nei social, rendendo ogni spazio virtuale un luogo di paura costante.

Scuola e prevenzione: il vero fronte di difesa

Il convegno ha evidenziato l’urgenza di intervenire prima che il fenomeno esploda. La prevenzione deve partire dall’educazione emotiva e digitale.

Secondo la psicologa:

  • educare al rispetto riduce il rischio di comportamenti abusanti
  • sviluppare empatia previene il cyberbullismo
  • insegnare l’uso consapevole della tecnologia protegge le vittime

Per questo motivo, il progetto coinvolgerà direttamente studenti, famiglie e insegnanti.

Il lavoro in rete tra istituzioni

All’evento hanno partecipato rappresentanti delle forze dell’ordine, del mondo sanitario e associativo, tra cui la Croce Rossa Italiana e il RACIS, sottolineando l’importanza di una strategia condivisa.

La violenza digitale non è solo un problema individuale ma sociale: serve una rete territoriale coordinata capace di intervenire rapidamente.

Un percorso di sensibilizzazione permanente

Il convegno rappresenta l’inizio di un programma strutturato che punta a:

  • educazione digitale nelle scuole
  • formazione per famiglie e docenti
  • supporto psicologico alle vittime
  • diffusione della cultura della legalità

L’obiettivo è prevenire la violenza prima che lasci conseguenze permanenti.


La psicologa Antonella Cortese spiega perché la violenza digitale di genere modifica l’identità emotiva delle vittime. Dal convegno emerge la necessità di prevenzione nelle scuole, educazione al rispetto e collaborazione tra istituzioni per fermare gli abusi online.


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