Violenza preventiva, l’allarme di Antonella Cortese: “Serve il carcere, non il braccialetto elettronico”
Antonella Cortese denuncia il pericolo della violenza preventiva, una forma di aggressione che nasce quando la donna tenta di riacquistare autonomia. Denunce in aumento, ma serve più protezione: per i profili violenti il braccialetto non basta, occorrono misure immediate e il carcere.
Antonella Cortese denuncia la crisi del sistema penitenziario italiano
La violenza preventiva è il nuovo fronte: l’allarme di Antonella Cortese
Durante la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la psicologa, criminologa e pedagogista Antonella Cortese lancia un monito chiaro: la violenza preventiva è una minaccia ancora poco riconosciuta, ma sempre più frequente.
Secondo Cortese, l’aumento delle denunce per violenza domestica e di genere è un segnale incoraggiante: «Le donne stanno ritrovando voce, forza e fiducia nelle istituzioni. Le leggi ci sono e lo Stato c’è».
Tuttavia, avverte, questo non basta.
Violenza preventiva: quando l’uomo colpisce prima della libertà
Cortese porta l’attenzione su una dinamica ancora poco discussa: la violenza che nasce nel momento in cui la donna prova a riprendere autonomia.
«Alcuni uomini colpiscono non quando la relazione finisce, ma quando percepiscono che la donna ricomincia a vivere», spiega la criminologa.
È una violenza che anticipa la libertà, che mira a fermare un cambiamento percepito come una minaccia.
Braccialetto elettronico? Non basta. Per i più violenti serve il carcere
Secondo Cortese, il braccialetto elettronico è uno strumento utile, ma insufficiente nei casi di maggior pericolosità:
«Non protegge una donna la cui vita è in pericolo. Per i profili più violenti e recidivi serve il carcere. Serve una risposta immediata, certa e non differibile».
La criminologa ricorda che le vittime spesso denunciano più volte, segnalando un rischio crescente che non va ignorato.
Denunciare è coraggio: il sistema deve intervenire subito
«Quando una donna denuncia non deve essere lasciata sola. È proprio allora che l’aggressore può passare alla violenza preventiva», afferma Cortese.
Per questo, l’esperta chiede procedure più rapide, valutazioni del rischio più efficienti e tutele immediate.
Il tema nel libro “Quando l’amore uccide”
L’allarme di Cortese è al centro anche del suo libro “Quando l’amore uccide”, presentato in Parlamento il 18 ottobre, un’analisi approfondita delle dinamiche psicologiche e criminologiche che trasformano l’amore in possesso, paura e distruzione.
Serve un passo in più
«Le donne denunciano. Lo Stato c’è. Adesso serve un passo in più: riconoscere ciò che non è stato ancora riconosciuto e proteggere con fermezza ciò che finalmente sta cambiando», conclude Cortese.
Antonella Cortese denuncia il pericolo della violenza preventiva, una forma di aggressione che nasce quando la donna tenta di riacquistare autonomia. Denunce in aumento, ma serve più protezione: per i profili violenti il braccialetto non basta, occorrono misure immediate e il carcere.
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