“Quando l’amore uccide”: il contributo del SINAFI alla lotta contro la violenza di genere
Il Sindacato Nazionale Finanzieri (SINAFI) contribuisce con impegno alla lotta contro la violenza di genere. La Dott.ssa Castricone, Segretario Generale del SINAFI, racconta il suo ruolo da coautrice del libro “Quando l’amore uccide”, offrendo una riflessione che intreccia esperienza sindacale e analisi criminologica.

Dott.ssa Castricone presenta il contributo del SINAFI al libro “Quando l’amore uccide” contro la violenza di genere
Il Sindacato Nazionale Finanzieri (SINAFI) contribuisce con impegno alla lotta contro la violenza di genere. La Dott.ssa Castricone, Segretario Generale del SINAFI, racconta il suo ruolo da coautrice del libro “Quando l’amore uccide”, offrendo una riflessione che intreccia esperienza sindacale e analisi criminologica.
Dottoressa Castricone, può raccontarci com’è nata l’idea di contribuire come coautrice a questo libro? Quali motivazioni personali e professionali l’hanno spinta a partecipare a un progetto così delicato e pregnante?
Sono stata coinvolta nel progetto dalla criminologa Antonella Cortese, autrice del libro e con cui il Sindacato Nazionale Finanzieri ha avviato già da tempo una collaborazione su importanti temi sociali. Quando la Dott.ssa Cortese mi ha proposto di dare un contributo al suo libro ho percepito immediatamente l’importanza del tema e soprattutto l’attualità, per cui è stato per me un onore e un dovere morale partecipare. Il pensiero è andato alle migliaia di donne, colleghe che rappresento.
Il suo contributo specifico.
In quale aspetto si è concentrato il suo capitolo? Ci può anticipare il focus centrale del suo contributo e come si collega alla tematica del femminicidio o dell’amore trasformato in violenza?
Ho cercato di analizzare, per quanto possibile, cosa rende una donna una potenziale vittima di femminicidio, il processo psicologico che le tiene legate al proprio carnefice, il ciclo della violenza, la dipendenza economica sociale e affettiva, arrivando all’amara conclusione che se la necessità di possesso da parte di un uomo rende la donna vittima di un amore malato è il coraggio di ribellarsi che le rende vittime di femminicidio.
Prospettiva criminologica e sindacale.
In quali punti si intrecciano la sua esperienza di Segretario Generale del SINAFI e gli aspetti criminologici o psicologici della violenza di genere affrontati nel libro?
Purtroppo nella mia esperienza di dirigente sindacale ho avuto modo di raccogliere qualche testimonianza di colleghe vittime di violenza di genere, per fortuna non come raccontate nel libro. Il tema è sicuramente attenzionato dal SINAFI, che si pone l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per un supporto psicologico e legale.
In un ambiente militare e con una percentuale di donne ancora minima è difficile trovare il coraggio di raccontare ciò che si vive in famiglia o anche nell’ambiente lavorativo; il SINAFI sta cercando di creare un luogo in cui essere accolte, sicure di trovare sostegno morale e professionale.
Responsabilità istituzionali e culturali
Lei opera all’interno di un sindacato militare. Secondo lei, quali responsabilità ricadono sulle istituzioni come il SINAFI per affrontare il tema della violenza di genere tra il personale e nella società in generale?
Ritengo che nessuna istituzione dovrebbe sottrarsi dall’affrontare una problematica così delicata. Il SINAFI sicuramente metterà in atto campagne di sensibilizzazione sul tema sia nei confronti del personale maschile che femminile, ritenendo che sia necessario un “patto di genere” che consenta di giungere a un reale cambiamento culturale in una società che ancora fa fatica a interiorizzare una totale autodeterminazione delle donne. Inoltre, è fondamentale continuare a perseguire la pari opportunità nei luoghi di lavoro, anche con politiche di genitorialità che coinvolgano maggiormente i padri.
Educazione e formazione sindacale
Il SINAFI ha recentemente promosso iniziative come “LE DONNE per il SINAFI”, un coordinamento interno dedicato alle colleghe . Esiste un collegamento diretto tra quelle attività e le tematiche affrontate nel libro?
Il SINAFI ha creato il coordinamento “Le DONNE per il SINAFI” innanzitutto per cercare di comprendere quanto le pari opportunità fossero realizzate nella Guardia di Finanza e di comprendere se ci fossero problemi specifici collegati al genere. Il coordinamento, che al momento conta circa 600 donne, è diventato un vero e proprio laboratorio di idee da cui attingere per le azioni sindacali. L’approccio partecipativo che contraddistingue il SINAFI ha fatto sì che raccogliessi anche “confidenze” da parte di colleghe su più o meno esplicite violenze di genere. In ogni caso, questo gruppo mi consente di fare informazione e sensibilizzazione sul tema e anche di far comprendere alle colleghe quanto sia importante mantenere sempre la propria identità; su questi temi c’è un costante confronto costruttivo.

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